Edith Stein : La sua vita

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Edith Stein, al Carmelo Teresa Benedetta della Croce, è nata il 12 ottobre 1891 a Breslavia (Germania, attualmente città polacca) il giorno di Yom Kippur, in una famiglia ebrea. Il significato della celebrazione ebrea -giorno dell’espiazione- ha segnato profondamente la sua vita, culminata nel martirio, il 9 agosto 1942, in seguito alla deportazione nel campo di sterminio di Auschwitz. Dotata di una intelligenza straordinaria, di vita retta e appassionata per la verità, ha compiuto gli studi di filosofia a Friburgo e Gottingen, laureandosi in filosofia e divenendo assistente del professor Edmund Husserl.

È passata dall’ateismo alla fede in Gesù Cristo stimolata dall’incontro con altri convertiti, ma soprattutto dalla lettura dell’autobiografia di Santa Teresa d’Avila che ebbe  provvidenzialmente tra le mani. Ha letto il libro, senza interrompersi, tutto in una notte, e, all’alba, nel suo cuore si è accesa una nuova luce, più potente del sole, che ha brillato in lei per sempre. Ecco dov’è la verità, esclamò. Di fatto, guidata per mano da Teresa incontrò Cristo e non lo abbandonò più.

Edith ricevette il battesimo e insieme la vocazione al Carmelo, secondo quanto ebbe a testimoniare. Come cristiana e membro della Chiesa, ha messo in luce una nuova dimensione della sua appartenenza al popolo d’Israele, con il quale si è identificata, come ha precisato durante gli avvenimenti della seconda guerra mondiale; si considerava una piccola Ester, chiamata a intercedere in favore del suo popolo: “Devo sempre pensare alla regina Ester, che fu scelta dal suo popolo proprio per questo. Io sono una povera Ester impotente, ma il re che mi ha scelto è infinitamente grande e misericordioso. È una grande consolazione” (Lettera del 31 ottobre 1938).

È entrata nel Carmelo di Colonia in Germania il 14 ottobre 1933, ma a causa della persecuzione dovuta alla sua origine ebraica, fu trasferita al Carmelo di Echt in Olanda, e infine fu arrestata con la sua sorella Rosa che svolgeva il servizio di portineria al monastero.

Le ultime parole che la sua comunità ha potuto sentire prima dell’arresto da parte della Gestapo il 2 agosto 1942 furono: “Vieni Rosa, andiamo per il nostro popolo”.
Il papa Giovanni Paolo II l’ha beatificata il 1° maggio 1987 e canonizzata il 12 ottobre 1998 a Roma. In quella circostanza il Papa si è rivolto a lei come a una figlia di Israele, che, durante la persecuzione nazista, è rimasta fedele come cattolica alla fede e all’amore del Signore Crocifisso, Gesù Cristo, e come ebrea al suo popolo.

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